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Bronislaw_KuliczkowskiUn storia che viene da lontano…..

A Ducenta, piccola frazione di Ravenna, dove ha vissuto per più di quarant’anni, era semplicemente il “Polacco”.
Lui il maresciallo maggiore Bronislaw Kuliczkowski, classe 1921, ed eroe della guerra di Liberazione, quando nel 1939, dopo l’invasione tedesca della Polonia, fuggì dalla sua amata terra per combattere dalla “parte giusta”, di certo non immaginava che uno sperduto paesino della Romagna, sarebbe diventata la sua casa per il resto della sua vita.
Sì perché alla fine della guerra, nel 1945, aveva sposato Elena Crociani, si erano conosciuti a Civitella di Romagna, nel 1944, lei figlia del mugnaio del paese, aiutava l’esercito polacco stanziato a Galeata, si videro, si conobbero, si innamorarono e alla fine del conflitto, lui si fermò in Romagna.
Uomo mite sempre disponibile e soprattutto gran gentiluomo, non si stancava mai di raccontare ad amici, figli, nipoti e a chiunque glielo chiedesse di raccontare le sue vicissitudini di guerra , a Bologna nel 1945, i polacchi entrarono prima dei partigiani, e c’era anche lui, quella mattina del 21 aprile 1945, ad issare sulla Torre degli Asinelli la Bandiera della Liberazione.
Croce al Valor Militare e Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, partecipò facente parte del 2° Corpo d’Armata Polacco, comandato dal grande Generale Wladislaw Anders, alla battaglia che nel maggio del 1944, liberò, dopo vari tentativi ed un numero enorme di morti, l’abbazia di Monte Cassino dai paracadutisti tedeschi. Quando raccontava quella battaglia il polacco non riusciva a trattenere le lacrime, camminò sui cadaveri dei soldati, compagni e non, e per la prima volta uccise un uomo guardandolo negli occhi, entrato in un bunker, si era trovato davanti un soldato tedesco che teneva stretta una bomba a mano, dopo un attimo di esitazione  il  polacco sparò, e sempre ripeteva in quegli attimi il mio gesto salvò la mia vita e quella dei compagni dietro di me.
Nonna_ElenaLa sua guerra cominciò con l’invasione tedesca della Polonia, scappando attraverso l’Ungheria, la Romania, poi si arruolò in Iran dove le truppe polacche del generale Anders erano arrivate insieme alle loro famiglie dall’Unione Sovietica.
E’ qui che entrò a far parte del 2° Corpo d’Armata Polacco guidato dal Generale, “Uomo speciale “, che alla sua morte volle essere seppellito nel Cimitero Polacco a Monte Cassino per restare insieme a tutti i suoi uomini persi sotto il suo comando.
Gli abitanti di Ducenta e dei dintorni non hanno mai avuto bisogno di documenti per capire che “il polacco” era diventato romagnolo esattamente come loro, infatti per lo stato polacco lui diventò un disertore, non aveva documenti, era apolide e la cittadinanza italiana la ottenne con molto ritardo.
“Il Santo migliore è sempre il Sangiovese”, ripeteva con i paesani, la sua casa era il luogo di ritrovo di tanta gente e di tanti polacchi che nella zona arrivarono, lui ottimo cuoco, non si tirava mai indietro, e naturalmente non mancava di offrire un bicchierino di Vodka, a tutti quelli che si fermavano.
La Polonia lo ha poi riaccolto, documentando le sue storie anche sui giornali, ha sempre sentito la necessità di tramandare la sua esperienza di vita e di guerra a chiunque, soprattutto alle nuove generazioni, non si deve mai perdere la memoria del nostro passato ripeteva, significherebbe dimenticare le sofferenze della guerra e tutte quelle giovani vite morte combattendo, non volevano essere degli eroi ricordati nei cimiteri dei caduti, volevano solo vivere liberi.
Anche a Bronislaw (Bruno ) Kuliczkowski è stato dedicato un cippo e piantato un albero, al piccolo cimitero dei caduti di Massa Castello, in memoria della sua dedizione per la liberazione d’Italia.
In onore e memoria del Polacco e della moglie Elena, il figlio Jurek e tutta la sua famiglia hanno deciso di sistemare la casa dove vivevano e aprire un Bed & Breakfast, per continuare quel rapporto di dialogo e di accoglienza che da sempre contraddistinsero queste due meravigliose persone.


Un ringraziamento speciale che ha permesso di realizzare tutto ciò va al Geometra Franco Tomba compagno e infaticabile lavoratore, a nonno Jurek a nonna Catia, infaticabili in tutto donando l’intera esistenza esclusivamente al bene dei loro cinque figli e dei nipoti , allo Zio Wladimiro, alla Zia Maria e a tutti coloro che hanno reso possibile il ripristino dell’abitazione che dal 1° giugno 2009, sarà lieta di accogliervi, nelle campagne romagnole.

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